Quando si parla di banda larga, molti vedono in essa una grande opportunita’ di sviluppo per il Paese, ma non tutti per la stessa ragione, ad esempio c’e’ chi pensa che lo sviluppo sia dovuto ai cantieri che verranno aperti per l’ampliamento della copertura, altri meno incompetenti sull’argomento vedono invece la possibilita’ di colmare il digital divide, di creare nuove imprese legate al web, di incrementare la cultura tecnologica [1].
Per molti in Italia la banda larga e’ sinonimo di rete ADSL via cavo telefonico, in realta’ non e’ cosi’, esistono tante piccole e medie imprese che colmano gli spazi lasciati liberi da Telecom Italia per crearsi un proprio mercato, soprattutto col WiFi, ma anche con altre tecnologie alternative. Il vero problema e’ che nessuno sa oggi quante siano le reti wireless attive e dove sia davvero il digital divide.
Cosi’, mentre tutti si lamentano perche’ le risorse sono scarse, nessuna istituzione si prende la briga di capire “quante reti wireless ci sono gia’ attive per mirare meglio l’utilizzo delle gia’ scarse risorse“. Si pensa solo all’opportunita’ di spendere o meno quegli 800 milioni di euro [2], senza neppure pensare a come spenderli, senza un minimo di progettualita’. Cosi’ le solite medio-gradi imprese si fregano gia’ le mani pregustando il lauto banchetto di commesse che Telecom Italia assegnera’ loro con i fondi dello Stato. Ma in tutto questo, il mercato dov’e'?
IL MERCATO DIMENTICATO – Come al solito le istituzioni sembrano scordare che il mercato della banda larga non puo’ e non deve essere solo Telecom, ci sono tanti altri operatori, alcuni piccoli, ma con grandi progetti, che stanno gia’ colmando i buchi lasciati dal monopolista. Cosi’ dopo lo stop iniziale ai fondi per la banda larga, Scajola pensa solo ai cantieri che potranno essere aperti. Cosi’ le vere opportunita’ di un investimento intelligente (e mirato) sul mercato resta solo un miraggio. E’ inoltre interessante notare come Scajola associ questi eventuali lavori per la banda larga all’Autostrada del Sole, pensando che ci sono voluti 8 anni di lavori non e’ certo una buona notizia [3].
Esistono due grandi problemi che neppure l’investimento di 800 milioni di euro riuscira’ a risolvere. Il primo problema e’ dato dalla mancata separazione della proprieta’ e gestione della rete dalla distribuzione del servizio. Finche’ la Telecom sara’ non solo il piu’ grande operatore, ma anche il gestore della rete, non potra’ esserci un vero mercato. Questi 800 milioni rischiano cosi’ di finire semplicemente nelle tasche di Telecom Italia (e delle medio-grandi imprese a cui verranno appaltati i lavori), senza un effettivo incremento ne’ nella qualita’ ne’ nella fruibilita’ del servizio.
Il secondo problema (ben piu’ grave) e’ dato dalla non immediata correlazione tra la possibilita’ di accedere alla banda larga in tutte le case con l’effettivo accesso. Primo per i costi che il problema esposto in precedenza contribuisce a lasciare alti, secondo per la mancata diffusione di cultura informatica, che porta semplicemente a un disinteresse verso questa tecnologia. Il fatto che ancora non si sia fatto nulla indica (oltre ad una serie di altre ragioni politiche ed economiche) anche la mancanza di un diffuso bisogno di banda larga. Bisogno che solo la cultura informatica potra’ contribuire a creare. Per fare un esempio (che il ministro Scajola sembra apprezzare) e’ come se costruissimo un’immensa rete di strade ed autostrade per un Paese i cui pochissimi abitanti hanno la patente e vogliono la macchina.
LA BANDA LARGA SENZA FILI E IL DIGITALE TERRESTRE – Visto che ci sono voglio spendere due parole anche riguardo il digitale terrestre. “Cosa c’entra?” direte voi. Piu’ di quanto pensiate. Ma andiamo per gradi, in questi giorni si sta spegnendo il segnale analogico nel Lazio, l’anno scorso (o due anni fa non ricordo piu’) si era spento in Sardegna e in Valle D’Aosta, a poco a poco il passaggio proseguira’ in tutte le Regioni fino a spegnere il segnale analogico in tutta Italia, segnando cosi’ il passaggio completo al digitale nel 2012. Ci saranno problemi di disturbo (l’analogico crea interferenze al digitale) finche’ il segnale analogico non verra’ spento in tutto il Paese. In Finlandia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Svezia il passaggio completo e’ gia’ stato completato, lo dico giusto per smorzare gli entusiasmi di quanti affermano che l’Italia in questo campo sia capofila.
Il passaggio al digitale terrestre serve per “razionalizzazione la sezione dello spettro elettromagnetico dedicata alle frequenze televisive, per incrementare i canali disponibili, migliorare la qualita’ video e audio, e permettere l’attivazione di servizi interattivi“. C’e’ anche la possibilita’ di usare la banda UHF V nell’intervallo di frequenze da 790 a 862 MHz, per nuovi usi, come la banda larga senza fili. Un riordino delle onde dello spettro creerebbe lo spazio per trasmissioni Wi-Fi, UWB (con raggio limitato), WiMax e il nuovo standard della telefonia mobile LTE (Long Term Evolution) integrato con l’UMTS, che puo’ operare sulle frequenze sotto il GHz. E l’utilizzo dei cosiddetti “spazi bianchi” (white spaces), liberati dal passaggio al digitale terrestre. In questo modo si calcola che si potrebbe tranquillamente colmare il digital divide delle zone rurali del nostro Paese. Si potrebbe, ma, come ho gia’ scritto, le istituzioni stanno ignorando tutto cio’. Non solo non sembrano essere intenzionate a cogliere e incentivare queste opportunita’, ma nemmeno si interessano alle imprese che lo stanno facendo o lo vorrebbero fare.
Tanto per essere chiari, mentre negli altri Paesi dell’Unione Europe il passaggio al digitale terrestre e’ avvenuto o averra’ in modo decente (con un progetto e secondo le regole del mercato), in Italia le frequenze comprese fra i 200 MHz e gli 862 MHz sono state assegnate alle societa’ che gia’ detenevano licenze nell’analogico, non e’ stata fatta nessuna assegnazione di merito e nessuna gara pubblica. Insomma, si sono ignorate le piu’ elementari regole del mercato, trasferendo semplicemente l’oligopolio televisivo dall’analogico al digitale. Per di piu’ non sono state minimamente considerate applicazioni diverse dai segnali televisivi. Questo la dice lunga sulla cultura informatica della nostra classe dirigente, che vede come unica fonte di informazione e di diffusione la televisione, ignorando internet [4].
Riassumendo, l’investimento rischia di andare a esclusivo beneficio di Telecom e poche altre grandi imprese, senza cultura informatica la banda larga sara’ diffusa fisicamente nel Paese ma non nelle case, finche’ ci sara’ un monopolio privato della rete e finche’ le istituzioni non si accorgeranno delle reti alternative a quella tradizionale il mercato non fara’ molta strada. Dopo tutte queste tristi considerazioni meglio farsi qualche (amara) risata con le incredibili evoluzioni delle nostre istituzioni in quest’ultimo mese.
LE INCREDIBILI EVOLUZIONI DELLE ISTITUZIONI – Infatti sulla banda larga a novembre c’e’ stato un susseguirsi di notizie veramente divertenti, mi sembra giusto quindi ripercorrerle.
Prima alcuni dati:
4 agosto 2009
L’Italia e’ ultima nell’Ue per l’uso di Internet mentre e’ 1/a in Europa e nel mondo per l’uso di cellulari. Lo rileva la Commissione Ue.’Solo una minoranza di italiani usa Internet con regolarita’ e meta’ della popolazione (30 mln) non ha mai aperto una pagina web’, si legge nel rapporto. Quanto alla diffusione della banda larga, e’ salita coprendo il 31% delle case, ma resta il 4% piu’ bassa della media Ue. L’Italia resta pero’ 1/a per l’uso dei telefonini con una diffusione del 152,2%.
9 settembre 2009
L’Italia e’ l’ottavo Paese al mondo per numero di utenti di Internet a banda larga,secondo un rapporto della societa’ di ricerca Point-Topic. A fine giugno- stando alla ricerca per il Broadband World Forum di Parigi-c’erano 12,85 mln di connessioni Internet ad alta velocita’: una crescita esile rispetto al giugno 2008, quando le linee erano 11,53 mln. Al primo posto la Cina con 93,55 mln di utenti, poi gli Usa (86,23), Giappone(31),Germania(24),Francia (18,3),Regno Unito (17,8),Corea Sud (15,8).
Poi le critiche di Corrado Calabrò (presidente dell’Autorita’ per le Garanzie nella Comunicazioni):
6 ottobre 2009
“Mi fa piacere che oggi tutti invocano la larga banda, di cui sono stato un precursore. Ma mi farebbe più piacere se venissero messi i soldi”. E’ l’auspicio del presidente dell’Autorità per le Garanzie nella Comunicazioni, Corrado Calabrò, intervenuto a un convegno sull’audiovisivo organizzato a Roma dalla Fondazione Luca Barbareschi. “I 15 miliardi per la realizzazione delle reti di nuova generazione – ha aggiunto Calabrò – non si vedono. Speriamo che si concretizzino con interventi sia pubblici che privati, anche se la prima iniziativa deve essere degli stessi operatori”. “Spero di vedere realizzato questo obbiettivo – ha concluso il presidente dell’Agcom – entro la fine del mio mandato, fra un anno e mezzo”.
Le promesse di Brunetta con le rassicurazioni di Romani (I):
18 ottobre 2009
”Conto di avere due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010”. E’ questa la promessa che il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, ha fatto nel corso della trasmissione radiofonica ‘Il Brunetta della Domenica’. Nei paesi nordici, ha spiegato, chiunque ha a disposizione un mega di banda larga: ”Io sto puntando a fare la stessa cosa in Italia, perche’ solo attraverso una rete Internet efficiente possono passare documenti, certificati” e si puo’ arrivare cosi’ a un vero ”cambiamento della burocrazia”.
”Il piano e’ gia’ pronto”, ha assicurato il ministro: ”Ieri ho parlato con il viceministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani. E’ un problema di investimenti, ma manca ormai solo l’ultima spinta. Nell’arco di ottobre-novembre possiamo avere il via libera del Cipe”. Secondo Brunetta, servono ”800 milioni di euro, non costa nemmeno tanto”. Saranno necessari ”investimenti pubblici e privati, degli operatori. Il piano e’ anche uno stimolo economico, perche’ vuol dire investimenti sulla rete, nuove tecnologie, spesa da parte dei cittadini”, che possono essere cosi’ ”invogliati” ad operare maggiormente da casa, anche nei confronti della Pubblica Amministrazione. ”Con un mega di banda reale si puo’ fare gia’ moltissimo”, sottolinea il ministro, che dichiara di sognare ”un D-Day in cui non ci sono piu’ file, le cartelle pazze, le cartellinacce scritte male che ti arrivano a casa con il messo comunale. Penso che il 2010 potra’ essere il crollo di queste mura, con l’eliminazione della carta, delle code”. Secondo il ministro, la banda larga accessibile a tutti e’ ”quasi come l’estensione globale dell’energia elettrica e del telefono nel nostro paese. Quello e’ un cambiamento globale e lo faremo”
L’indifferenza di Fastweb:
5 novembre 2009
‘Del congelamento degli investimenti pubblici sulla rete a banda larga abbiamo letto sui giornali’. Nessun impatto per Fastweb.Lo afferma l’ad Stefano Parisi, secondo cui ‘questi fondi servivano per coprire il ‘digital divide’ e interessavano Telecom Italia. Per noi non vediamo nessun impatto. I nostri investimenti non sono legati all’intervento del governo’. Sono stati congelati, infatti, da parte del governo di 800 milioni di euro stanziati per la banda larga.
Le preoccupazioni di Gabriele Galateri (delegato di Confindustria per le comunicazioni e la banda larga):
6 novembre 2009
La decisione del governo di congelare i fondi per lo sviluppo della banda larga ”e’ un fatto molto grave e mi auguro che sia solo un ritardo”. Lo ha detto il delegato di Confindustria per le comunicazioni e la banda larga, Gabriele Galateri Di Genola, a margine della 7* giornata della ricerca. ”Come Confindustria abbiamo illustrato in tutte le sedi l’essenzialita’ di questi investimenti per superare il Digital Divide del paese e – ha sottolineato – continueremo a batterci perche’ ci siano questi investimenti”, oltre che come Confindustria, ”anche come Telecom Italia”, di cui Galateri e’ presidente.
L’incredibile cambio di rotta di Claudio Scajola con cifre sparate a caso:
8 novembre 2009
Aree industriali e banda larga. Con un obiettivo: difendere e creare oltre 60.000 posti di lavoro, dando una risposta forte alla crisi. Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, nel corso dell’ultimo Cipe, ha consegnato al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi un appunto per chiedere – secondo quanto risulta all’ANSA – l’avvio di alcuni progetti per i quali sono già state definite le risorse, “misure che attuate consentirebbero di dare risposta anticiclica a molte crisi in atto”. Tra gli interventi viene citata la banda larga che con 800 milioni di investimenti da parte del Governo darebbe lavoro a 50.000 addetti e consentirebbe di aprire 33.000 cantieri, con un impatto positivo sul Pil pari a 0,2 punti percentuali.
meglio stendere un velo pietoso, praticamente il ministro Scajola sta dicendo che un investimento di 800 milioni creera’ circa 2 miliardi e mezzo di nuova ricchezza, un rendimento di oltre il 210%.
L’entusiasmo di Carlo Sangalli (presidente della Confcommercio)
9 novembre 2009
Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, appoggia l’iniziativa di Claudio Scajola, per sbloccare i fondi per la banda larga.Sangalli sottolinea l’importanza della banda larga: ‘Seguiamo con molto interesse – afferma – il progetto del ministro dello Sviluppo economico Scajola che e’ molto atteso dal mondo imprenditoriale; e’ una scelta strategica che permette all’Italia di tenere il passo con gli altri Paesi piu’ industrializzati’.
Le promesse di Brunetta con le rassicurazioni di Romani (II):
11 novembre 2009
“Entro la fine del mese, o al massimo entro la prima meta’ di dicembre, il Cipe sblocchera’ la prima parte degli 800 milioni previsti per la banda larga”. Lo ha annunciato oggi il ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione Renato Brunetta in occasione del convegno ”Pec: un’opportunita’ per il Sistema Pese” organizzato a Roma dal Cup (Comitato nazionale dei professionisti). ”La banda larga sara’ l’autostrada sui cui viaggera’ la Posta elettronica certificata – ha proseguito il ministro – che diventera’ universale a partire da gennaio 2010”.
La dichiarazione di Brunetta fa seguito a quella rilasciata dal viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani, che aveva annunciato, a margine delle Giornate marconiane, che il comitato interministeriale avrebbe sbloccato un terzo dei fondi anti-digital divide (circa 250 milioni di euro) nella prossima riunione.
L’arrampicarsi sugli specchi di Gianni Letta:
14 novembre 2009
Il dossier banda larga ”riguarda una scelta strategica e come tale sara’ valutato da Palazzo Chigi, dopo l’esame tecnico del Cipe”. Lo afferma una nota che spiega oltretutto che ”non c’e’ mai stata nessuna difficolta’ da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ma soltanto lo studio della formula migliore nel quadro delle priorita”’. Questa posizione inoltre ”e’ quanto aveva messo in rilievo nei giorni scorsi il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta.
Le incredibili uscite di Claudio Scajola:
16 novembre 2009
“La banda larga è un investimento prioritario per il paese. Non farla sarebbe come non aver fatto l’autostrada del Sole”. Il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ribadisce il proprio convincimento nel corso di ‘Sky Tg 24 – L’intervistà, l’approfondimento di Maria Latella e sottolinea che “troppe parti del paese sono scoperte”.”Riteniamo che sia un investimento prioritario da portare avanti. Berlusconi ne è convinto e io sono convinto – ha concluso – che prima della fine dell’anno porteremo in approvazione e finanzieremo la banda larga”.
Ci avete capito qualcosa? Neppure io.
[1] Internet Veloce, il nostro punto di vista ~ un interessante articolo di Marco Pancini che mette in evidenza i punti chiave di internet veloce [^]
[2] La situazione in Europa: la Spagna ha deciso di garantire 1 Mbps entro il 2012; la Francia spendera’ 3 miliardi di euro per la banda larga. [^]
[3] Ma quanto costa fare una rete totalmente FTTH? ~ un interessante articolo di Stefano Quintarelli che mette a confronto i costi di una rete totalmente FTTH (fibra ottica) con quelli di un’autostrada. [^]
[4] La banda larga anticrisi ~ un interessante post di Skydiamond sul presente e sul futuro della tecnologia legata alla banda larga [^]
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4 commenti
questo post finisce dritto dritto nei miei bookmarks :D
Dovresti fare il giornalista ;)
> “Dovresti fare il giornalista”
Pagano poco. :)
Che in Italia vi sia un’ignoranza informatica tutt’altro che trascurabile è fuori di dubbio.
Ma non da un punto di vista tecnico (sysadmin non si nasce, nè tutti lo diventano :)) quanto soprattutto da un punto di vista gestionale e di miopia della nostra dirigenza.
Io ancora non riesco a comprendere (ovviamente è una domanda retorica :) ) le ragioni per cui nella PA si spinga tantissimo su soluzioni Microsoft.
Ma non per la validità delle soluzioni in sè, quanto soprattutto per il fatto che Microsoft tende a lavorare con formati chiusi e proprietari, venendo meno ad uno dei principi fondamentali a cui deve attenersi la PA vale a dire la garanzia di fruibilità dei documenti (se mi lego ad una tecnologia, non saranno mica tanto fruibili).
Problemi inesistenti con soluzioni open.
Non si parla di ambienti di nicchia ma di processi ampiamente conosciuti e risolvibili con questo tipo di soluzioni, tant’è che vengono utilizzate con successo in altre realtà, decisamente più avvedute, come Bolzano per es.
> “soprattutto da un punto di vista gestionale e di miopia della nostra dirigenza”
Parole sante. Ultimamente sembra nascere un po’ piu’ di consapevolezza nella PA, peccato siano ancora dei casi rari. In questo un compito importante possiamo averlo noi, ciascuno di noi, per organizzarci e fare pressioni alle nostre amministrazioni locali. Ma qui aprirei un tema assai trascurato sui doveri degli utenti GNU/Linux.