Buon Natale e felice anno nuovo a tutti

In questi giorni sono super indaffarato e non ho tempo a disposizione per scrivere post sul blog, ma non potevo non trovare il tempo per farvi gli auguri di un buon Natale e un sereno anno nuovo. Ci leggiamo direttamente verso il 7, se non riesco a scrivere prima qualche post ogni tanto tra fine Dicembre e inizio Gennaio.

christmas debian by: jifix (http://www.debianart.org/cchost/?ccm=/media/files/jifix/373)

Tips’nTricks: mettere Google URL shortener nella barra del browser

Come certo saprete Google ha da poco rilasciato una nuova funzione per accorciare gli URL, il suo nome e’ Goo.gl. Il servizio per ora e’ disponibile solo con la Google Toolbar e su FeedBurner.

Ma il “popolo della rete” si e’ dato da fare, e qualcuno ha reso disponibili le API per permettere a chiunque di integrare questo servizio sul proprio sito web. Un esempio lo trovate su geekgen.it.

Google URL shortener by Geekgen.it

Visto che gentilmente Geekgen mette a disposizione le API e visto che non voglio integrare questo servizio su un mio sito, ma vorrei poterlo usare dalla barra di IceWeasel (ma va bene sui principali browser), mi sono detto “devo fare qualcosa“. Cosi’ ho semplicemente adattato la query di Geekgen e l’ho inserita in una riga di JavaScript. Ho cosi’ creato un tasto nella mia barra che accorcia gli URL con Goo.gl.

Il procedimento e’ identico a quello utilizzato per mettere Google Translate nella nostra Toolbar, e li’ vi rimando. Cio’ che cambia in questo caso e’ solo il nome da dare al nuovo segnalibro (credo che Goo.gl vada benissimo) e il codice da scrivere come indirizzo. Il codice e’ questo:

---8<---
javascript:void(location.href='http://geekgen.it/api.php?mode=api&w=googl&url='+location.href)
---8<---

Salvate e ora avrete nella barra del vostro browser un comodo tasto da premere per avere l’URL accorciata della pagina web che state visitando. Tutto questo senza dover installare la fastidiosissima Google Toolbar.


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Mark Shuttleworth lascia un po’ Canonical per dedicarsi di piu’ a Ubuntu

Lo so, la notizia e’ ormai vecchia per i tempi della rete, ne hanno gia’ scritto tutti l’altro ieri, eppure ne scrivo lo stesso, sperando ci sia qualche cosa di piu’ rispetto a quanto avete gia’ letto. La mia sensazione e’ che nonostante ci sia chi si dice preoccupato per questa decisione, in relata’ non ci sia nulla da temere. Anzi, chi desidera che Ubuntu raggiunga i suoi obiettivi di grande diffusione doveva sperare in questa decisione, perche’ Shuttleworth come CEO (amministratore delegato) in questa fase non e’ piu’ adeguato.

Se l’obiettivo di Canonical fosse quello di restare una piccola realta’ nel vasto oceano in cui naviga (non raffrontatela solo alle varie distribuzioni GNU/Linux installate sui desktop), allora questa decisione di Shuttleworth mi avrebbe sorpreso. Conosce bene la tecnologia, ha fatto una fortuna avviando e vendendo Thawte, una societa’ che si occupa di Internet Security. Tuttavia Canonical ha l’ambizione di diventare la numero uno su tre linee di business (server, cloud e desktop), e quanto fatto fin’ora non e’ sufficiente. Vediamo infatti qual e’ la situazione attuale riguardo i tre (ambiziosi) obiettivi:

  • Server: nell’offerta di soluzioni server a pagamento (Canonical enterprise server) e’ ancora lontana dal poter sfidare RHEL (la prima) o Novell SLES (la seconda). Canonical sta’ lavorando duramente per poter creare un’infrastruttura di supporto, senza la quale non riuscira’ a convincere i clienti ad investire;
  • Cloud: anche in questo campo Canonical sta’ lavorando duramente, assieme a Eucalyptus Systems, qualche piccolo traguardo e’ stato raggiunto, si pensi al fatto che la versione server di Ubuntu 9.10 supporta EC2 (Elastic Compute Cloud), un servizio di cloud computing della Amazon. E poi c’e’ Ubuntu One, con un grande avvenire se si sapranno fare le mosse giuste. Insomma, la strada e’ ancora lunga;
  • Desktop: infine naturalmente il settore del desktop, forse l’obiettivo piu’ lontano e piu’ deludente per Canonical. Dopo questi anni di attivita’, Ubuntu non ha raggiunto nemmeno il 3% come quota di mercato dei SO desktop.

Alla luce di tutto questo, un avvicendamento al vertice era dunque non solo prevedibile, ma addirittura auspicabile. La nuova amministratrice delegata sara’ una donna, Jane Silber, non e’ una nuova arrivata, e’ stata COO (direttore operativo) di Canonical praticamente dall’inizio, l’avvicendamento ci sara’ a marzo del 2010.

Ora Shuttleworth avra’ piu’ tempo per dedicarsi ad altri aspetti dell’attivita’ di Canonical, ecco quanto scrive sul suo blog:

“From March next year, I’ll focus my Canonical energy on product design, partnerships and customers. Those are the areas that I enjoy most and also the areas where I can best shape the impact we have on open source and the technology market. I’m able to do this because Jane Silber, who has been COO at Canonical virtually from the beginning, will take on the job of CEO.”

Dunque c’e’ da sperare che ci sara’ un maggiore impegno nella progettazione, ma soprattutto in quegli aspetti meno legati all’attivita’ tecnica ma fondamentali per una grande societa’, ossia partnership e clienti.

Nella progettazione c’e’ anche la ricerca di sempre nuovi sviluppatori, la creazione di una comunita’, la gestione di un sistema collaborativo per poter ottenere un prodotto nuovo, migliore e che riesca a conquistare il “pubblico. La partnership richiede un grande impegno per cercare di stringere accordi con i produttori hardware, per posizionarsi decentemente nel mercato dei SO preinstallati, sia nei laptop sia nel desktop.

Anche perche’ con l’arrivo di Google Chrome OS si aprira’ una vera e propria lotta con la Microsoft e la Canonical non puo’ certo restare a guardare. Infine i clienti, e’ indispensabile per Canonical lavorare molto sulle soluzioni server a pagamento (per una maggior serenita’ finanziaria), puntando su un maggior e miglior supporto offerto non solo alle grandi societa’, ma anche alle PMI, alle imprese individuali e ai liberi professionisti.

Fonte: Where does Ubuntu go from here?


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#12 – (s)Collegamenti

Linux kicks Microsoft back
Bucking the conventional wisdom and Microsoft press releases, ABI Research says that Linux has a 32% share of the netbook market – and predicts Linux will overtake Windows by 2013. Microsoft says “. . . over 93% of worldwide small notebook PCs run Windows today.” They can’t both be right.
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Botnets, Worms, and Open Clouds
Cloud computing environments are just as suited to illegitimate use as legitimate use. Do providers need a way to separate the chaff from the wheat to reassure enterprise-class customers that they’re doing everything they can to eliminate the hijacking of cloud computing resources for nefarious purposes?
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PC fits into keyboard, uses only five Watts
Thailand-based NorhTec announced a device touted as “the world’s most energy-efficient desktop computer,” offered for only $99 with the Linux version. Built into a standard-sized keyboard, the “Gecko Surfboard” runs on a 1GHz x86 SoC (system on chip), operates fanlessly, and uses just five Watts, the company says.
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How to avoid modern day public GPL floggings
Public floggings and executions like the recent SFLC lawsuit could be avoided if actual standards and procedures for compliance with the GPL and other Free and Open Source licenses actually existed.
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Ignorance no excuse for GPL violations
Well, here in the real world you’re responsible for how as well as what. The explanations are not excuses. If your engineers are ignorant you have a legal obligation to educate them.
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La minaccia fantasma di Google

E’ dell’altro ieri la notizia che finalmente si e’ conclusa la diatriba decennale tra l’Antitrust europea e la Microsoft riguardante la vicenda IE. Dei dettagli dell’accordo ne ho gia’ scritto, qui invece vorrei soffermarmi sulle cause, per poi passare a vedere la situazione del mercato dei browser oggi e quali potranno essere i rapporti tra Mozilla e Google domani. Insomma, conclusa la guerra dei browser, comincia la minaccia fantasma di Google.

Prima un po’ di ripasso. Nel 1994-1995 nasce Netscape Navigator, un browser innovativo che comincio’ subito la sua incredibile ascesa, detenendo fino al 90% della quota di mercato. Nel 1995 (credo) nasce Internet Explorer, un browser orribile che nessuno voleva usare (non era neppure fornito di serie con Windows).

LA SVOLTA – Fino al 1997-1998 per la Microsoft di Bill Gates quello dei browser non era un mercato strategico, tanto che IE veniva venduto separatamente al SO, poi qualcosa cambio’. Netscape era un browser dal grande potenziale, grazie alle tecnologie Java poteva gia’ intravedersi la possibilita’ di un antenato di Google Chrome OS, un browser trasformato in SO capace di utilizzare programmi che funzionano in internet. E forse proprio a causa di questa futura minaccia al suo core business, tra il 1997 e il 1998, la Microsoft decise di spingere il suo browser con tutta la sua forza. Nacquero nuove versioni di Internet Explorer e vennero integrate profondamente al nuovo Windows 98.

Nonostante la superiorita’ tecnica di Netscape questo browser comincio’ il suo inesorabile crollo, i nuovi utenti si tenevano IE, il browser preinstallato e configurato presente in Windows e cosi’ crollarono gli investimenti in Netscape e alla fine anche i vecchi utenti lo abbandonarono (anche perche’ nel frattempo cambiavano SO e si ritrovavano il browser di casa Microsoft).

Infine la Microsoft, non contenta di aver eliminato Netscape, decise di impedire la nascita di qualunque altro concorrente, comincio’ cosi’ a rendere l’uso di IE necessario a tutta l’architettura software di Windows. Da questa situazione nasce l’iniziativa dell’Antitrust europea, che accuso’ la Microsoft di abuso di posizione dominante. Ossia, la Microsoft detiene il quasi monopolio dei SO desktop, e approfittando di questa situazione ha conquistato un altro mercato, quello dei browser e impedisce agli altri concorrenti di emergere.

Mercato mondiale dei browser

Come potete vedere dal grafico questa attualmente e’ la situazione del mercato mondiale dei browser. Ovviamente se dovessimo controllare solo il mercato europeo la quota di Firefox salirebbe notevolmente. Recentemente Net Applications ha diffuso dei dati secondo i quali Chrome avrebbe sorpassato Safari, ma sono dati che non dicono nulla, primo perche’ effettuati su un campione ridotto (solo sul proprio network) secondo perche’ si riferisce a un periodo brevissimo (la settimana dal 6 al 12 dicembre) che puo’ essere dunque influenzato da tante variabili. Dunque stiamo ai dati mostrati dal grafico.

Il fatto che ora in Europa l’Antitrust abbia ottenuto che la Microsoft non obblighi piu’ gli utenti ad usare IE, ma ci sia l’effettiva possibilita’ di scegliere il browser che si preferisce, apre le strade paradossalmente ad un altro abuso di posizione dominante, quello di Google.

LA NUOVA MINACCIA – Il monopolista della ricerca e della pubblicita’ in rete si e’ creato un’immagine di gigante buono, col suo mottodon’t be evil“, il suo essere aperto e gratuito (piu’ o meno). Nella realta’, oltre quella coltre mielosa per attirare le mosche, si nascondono forti elementi di chiusura, volti a trattenere gli utenti e attrarne di nuovi, e un geniale sistema di fatturazione che le garantisce i ricavi. Tutto questo ovviamente in una condizione di monopolio, con tutto cio’ che questo comporta in termini di margini di profitto, di gran lunga superiori a quelli di un mercato competitivo. Questo le permette di comprarsi tutto quello che vede come minaccia futura e occupare ogni possibile punto d’accesso per concorrenti anche indiretti. Tanto che sulla rete ormai per le startup la piu’ grande ambizione e’ quella di farsi comprare da Google.

Fortunatamente c’e’ chi se ne sta’ rendendo conto, ora serve che qualcuno cerchi una soluzione o quantomeno reagisca. Per questo ieri nel post sulla privacy avanzavo l’ipotesi che Mozilla stia preparando la strada per una maggior indipendenza di Firefox rispetto a Google (magari cercando un aiuto nella Microsoft?). Anche perche’ i piani di Google non prevedono Firefox.

FIREFOX VS CHROME – E’ da tempo ormai che Firefox sta’ scalando il mercato dei browser, e il pericolo non le verra’ di certo da IE, ma dal nuovo browser di Google. Infatti, mentre Firefox per prendere la fetta di mercato di IE dovrebbe conquistare una tipologia di utenti con cui non ha finora avuto a che fare (chi trovandosi preinstallato IE non ha voglia di cercarne altri), i suoi stessi utenti potrebbero facilmente essere conquistati da Chrome.

Prendiamo in esame le caratteristiche di Firefox, e’ un software veloce, con buone prestazioni, aperto e ha una grande collezione di add-on ed estensioni. Ovvio che il concorrente sia il browser di Google, che ha tutte queste caratteristiche, alcune delle quali potenzialmente (o gia’ ora) migliori (estensioni, prestazioni e velocita’). Tanto per fare un esempio, secondo TechCrunch, lo sviluppo di add-ons per Google Chrome e’ molto piu’ facile di quanto non sia per Firefox, per di piu’ gli add-on non sembrano avere effetti negativi sulle prestazioni di Chrome (almeno non quanto avviene su Firefox).

Dunque se vuole rimanere sul mercato Mozilla deve assolutamente investire per migliorare le prestazioni del suo browser. Ma per farlo deve potenziare la sua comunita’ di sviluppatori, ma soprattutto deve diversificare le sue fonti di finanziamento, oggi cosi’ pesantemente influenzate da Google.

Ma Google con il suo progetto di Chrome OS rappresenta un rischio futuro anche per la Microsoft, e proprio nel suo core business, quello dei SO, non mi stupirei dunque di vedere un giorno un’alleanza tra Microsoft e Mozilla (almeno in Europa) contro lo strapotere di Google.

Fonti:


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Libro: Contenuti aperti, beni comuni

Volevo segnalare il libroContenuti aperti, beni comuni“, come potete intuire dal suo titolo, leggendolo potrete approfondire e conoscere meglio le opportunita’ dell’open source, del riuso e del copyleft. Il sottotitolo e’ “la tecnologia per diffondere la cultura“, e non volendo “predicare bene ma razzolare male“, potete liberamente scaricare e diffondere il libro, pubblicato sotto licenza Creative Commons BY-NC-SA.

Il libro e’ pubblicato da McGraw Hill, con la sponsorizzazione di Flosslab. I temi trattati vengono affrontati in chiave moderna (nasce da un incontro tenutosi nel 2008 a Pula) ed estende i concetti dell’Open Source (solitamente individuati nell’informatica) anche ad altri campi del sapere quali la musica, le immagini, i testi.

Gli autori sono alcuni docenti dell’Universita’ di Cagliari Michele Marchesi e Giulio Concas, fondatori di FlossLab, e di Giovanni Battista Gallus, Giulio De Petra, Giaime Ginesu e Flavia Marzano.

Contenuti aperti, beni comuni

Se devo scrivere la mia il libro e’ interessante, e’ un’analisi concreta delle vere opportunita’ dei contenuti aperti, con un’analisi alla normativa vigente. Ad esempio si parla della circolazione dei contenuti digitali nell’ambito della PA, o i diversi modi in cui utilizzare le licenze CC in ambito scolastico, o ancora viene esaminato il copyleft nelle banche dati. Dando uno sguardo anche al ruolo dell’utente e della comunita’.

Prosegue poi discutendo le economie delle organizzazioni Open Source, il ruolo attivo nell’Open Source e dell’Open Source, ad esempio nei SIO. Poi uno sguardo agli strumenti, da Samba a OpenOffice, passando da GNU/Linux. Vengono fatti esempi concreti, come i trasporti nel Comune di Prato e la gestione dell’informazione della Regione Veneto, la migrazione dal sistema proprietario a quello aperto del Comune di Arezzo. I contenuti digitali della Regione Sardegna e il sistema informativo dei Beni Culturali in Lombardia. La necessita’ del libero accesso nelle Pubbliche Amministrazioni, e della TV digitale libera come mezzo di trasmissione di conoscenza. Infine l’esperienza di Normeinrete.

Scarica il libro: “Contenuti aperti, beni comuni

Riferimenti: FlossLab

Fonte: Presentato il volume “Contenuti aperti, beni comuni”


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#12 – Gli manca qualche Venerdi’

La follia di questa settimana e’ particolarmente ingegnosa e goliardica. Vi e’ mai capitato di dover scandire un intero libro? E’ un lavoro noioso, sempre li’ a girare pagina. Quante volte vi sarete chiesti il motivo per cui non si puo’ avere una macchina che faccia tutto il lavoro. Ebbene, qualcuno si e’ dato una risposta e la macchina se l’e’ fatta, con le costruzioni LEGO® per giunta.

Sul suo sito potete trovare tutto il lavoro di progettazione e realizzazione, questo e’ il video con il macchinario in funzione:

Fonte: LEGO book scanner


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