E’ dell’altro ieri la notizia che finalmente si e’ conclusa la diatriba decennale tra l’Antitrust europea e la Microsoft riguardante la vicenda IE. Dei dettagli dell’accordo ne ho gia’ scritto, qui invece vorrei soffermarmi sulle cause, per poi passare a vedere la situazione del mercato dei browser oggi e quali potranno essere i rapporti tra Mozilla e Google domani. Insomma, conclusa la guerra dei browser, comincia la minaccia fantasma di Google.
Prima un po’ di ripasso. Nel 1994-1995 nasce Netscape Navigator, un browser innovativo che comincio’ subito la sua incredibile ascesa, detenendo fino al 90% della quota di mercato. Nel 1995 (credo) nasce Internet Explorer, un browser orribile che nessuno voleva usare (non era neppure fornito di serie con Windows).
LA SVOLTA – Fino al 1997-1998 per la Microsoft di Bill Gates quello dei browser non era un mercato strategico, tanto che IE veniva venduto separatamente al SO, poi qualcosa cambio’. Netscape era un browser dal grande potenziale, grazie alle tecnologie Java poteva gia’ intravedersi la possibilita’ di un antenato di Google Chrome OS, un browser trasformato in SO capace di utilizzare programmi che funzionano in internet. E forse proprio a causa di questa futura minaccia al suo core business, tra il 1997 e il 1998, la Microsoft decise di spingere il suo browser con tutta la sua forza. Nacquero nuove versioni di Internet Explorer e vennero integrate profondamente al nuovo Windows 98.
Nonostante la superiorita’ tecnica di Netscape questo browser comincio’ il suo inesorabile crollo, i nuovi utenti si tenevano IE, il browser preinstallato e configurato presente in Windows e cosi’ crollarono gli investimenti in Netscape e alla fine anche i vecchi utenti lo abbandonarono (anche perche’ nel frattempo cambiavano SO e si ritrovavano il browser di casa Microsoft).
Infine la Microsoft, non contenta di aver eliminato Netscape, decise di impedire la nascita di qualunque altro concorrente, comincio’ cosi’ a rendere l’uso di IE necessario a tutta l’architettura software di Windows. Da questa situazione nasce l’iniziativa dell’Antitrust europea, che accuso’ la Microsoft di abuso di posizione dominante. Ossia, la Microsoft detiene il quasi monopolio dei SO desktop, e approfittando di questa situazione ha conquistato un altro mercato, quello dei browser e impedisce agli altri concorrenti di emergere.

Mercato mondiale dei browser
Come potete vedere dal grafico questa attualmente e’ la situazione del mercato mondiale dei browser. Ovviamente se dovessimo controllare solo il mercato europeo la quota di Firefox salirebbe notevolmente. Recentemente Net Applications ha diffuso dei dati secondo i quali Chrome avrebbe sorpassato Safari, ma sono dati che non dicono nulla, primo perche’ effettuati su un campione ridotto (solo sul proprio network) secondo perche’ si riferisce a un periodo brevissimo (la settimana dal 6 al 12 dicembre) che puo’ essere dunque influenzato da tante variabili. Dunque stiamo ai dati mostrati dal grafico.
Il fatto che ora in Europa l’Antitrust abbia ottenuto che la Microsoft non obblighi piu’ gli utenti ad usare IE, ma ci sia l’effettiva possibilita’ di scegliere il browser che si preferisce, apre le strade paradossalmente ad un altro abuso di posizione dominante, quello di Google.
LA NUOVA MINACCIA – Il monopolista della ricerca e della pubblicita’ in rete si e’ creato un’immagine di gigante buono, col suo motto “don’t be evil“, il suo essere aperto e gratuito (piu’ o meno). Nella realta’, oltre quella coltre mielosa per attirare le mosche, si nascondono forti elementi di chiusura, volti a trattenere gli utenti e attrarne di nuovi, e un geniale sistema di fatturazione che le garantisce i ricavi. Tutto questo ovviamente in una condizione di monopolio, con tutto cio’ che questo comporta in termini di margini di profitto, di gran lunga superiori a quelli di un mercato competitivo. Questo le permette di comprarsi tutto quello che vede come minaccia futura e occupare ogni possibile punto d’accesso per concorrenti anche indiretti. Tanto che sulla rete ormai per le startup la piu’ grande ambizione e’ quella di farsi comprare da Google.
Fortunatamente c’e’ chi se ne sta’ rendendo conto, ora serve che qualcuno cerchi una soluzione o quantomeno reagisca. Per questo ieri nel post sulla privacy avanzavo l’ipotesi che Mozilla stia preparando la strada per una maggior indipendenza di Firefox rispetto a Google (magari cercando un aiuto nella Microsoft?). Anche perche’ i piani di Google non prevedono Firefox.
FIREFOX VS CHROME – E’ da tempo ormai che Firefox sta’ scalando il mercato dei browser, e il pericolo non le verra’ di certo da IE, ma dal nuovo browser di Google. Infatti, mentre Firefox per prendere la fetta di mercato di IE dovrebbe conquistare una tipologia di utenti con cui non ha finora avuto a che fare (chi trovandosi preinstallato IE non ha voglia di cercarne altri), i suoi stessi utenti potrebbero facilmente essere conquistati da Chrome.
Prendiamo in esame le caratteristiche di Firefox, e’ un software veloce, con buone prestazioni, aperto e ha una grande collezione di add-on ed estensioni. Ovvio che il concorrente sia il browser di Google, che ha tutte queste caratteristiche, alcune delle quali potenzialmente (o gia’ ora) migliori (estensioni, prestazioni e velocita’). Tanto per fare un esempio, secondo TechCrunch, lo sviluppo di add-ons per Google Chrome e’ molto piu’ facile di quanto non sia per Firefox, per di piu’ gli add-on non sembrano avere effetti negativi sulle prestazioni di Chrome (almeno non quanto avviene su Firefox).
Dunque se vuole rimanere sul mercato Mozilla deve assolutamente investire per migliorare le prestazioni del suo browser. Ma per farlo deve potenziare la sua comunita’ di sviluppatori, ma soprattutto deve diversificare le sue fonti di finanziamento, oggi cosi’ pesantemente influenzate da Google.
Ma Google con il suo progetto di Chrome OS rappresenta un rischio futuro anche per la Microsoft, e proprio nel suo core business, quello dei SO, non mi stupirei dunque di vedere un giorno un’alleanza tra Microsoft e Mozilla (almeno in Europa) contro lo strapotere di Google.
Fonti:
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